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La Famiglia De Bacco

Tutto ha inizio dalla terra, sale su un fusto e diventa tralcio. Da qui figliano pampini e bacche, frutti pieni e succosi che si fanno grappolo: il grappolo d’uva che è origine del nostro vino.

Ci chiamiamo Marco e Valentina, siamo fratelli. Siamo bambini e ci arrampichiamo tra le viti, raggiungiamo a fatica il punto più alto. La ricompensa per tanto sforzo sono dei chicchi piccoli e tondi, opachi, che teniamo un pò tra le dita prima di infilarceli in bocca. Il sapore è zuccherino, poi diventa aspro ed erbaceo. Ripercorriamo il vigneto in senso opposto, in discesa, ridendo ad ogni caduta.

D’un tratto siamo grandi. Ci occupiamo di cose distanti da quei vigneti, in cui torniamo di tanto in tanto solo per svago. Poi sempre più spesso. La terra chiama, sussurrando, poi gridando forte parole a cui non si può resistere. Sono i nomi dei nostri avi, di nostro padre, infine i nostri. Cediamo. È il 2008, i vigneti diventano la nostra occupazione.

L’azienda De Bacco affonda le sue radici agli inizi del 900, quando la viticoltura era una grande fonte di sostentamento per le famiglie Feltrine.
La produzione totale dell’area, in quegli anni, si attestava sui 30.000 ettolitri. Gran parte del vino prodotto, veniva esportato oltralpe in Austria alla corte Asburgica per le sue grandi caratteristiche di conservabilità. Purtroppo l’avvento della fillossera e delle malattie funginee, le guerre e la disperata emigrazione sterminarono quasi tutte le superficie vitate. Grazie però alla tenacia e alla convinzione dei De Bacco le antiche varietà autoctone come Pavana, Gata e Bianchetta Fonzasina sono giunte fino ai giorni nostri.

La storia di questa famiglia di viticoltori è stata caratterizzata da personalità forti e coraggiose come Bepi Vanduja e Piero Saca. Il primo attorno alla fine dell’800 diede vita al vigneto più antico lavorato tuttora dall’azienda. Mise a dimora sui ripidi conoidi calcarei del monte Aurin, preziose barbatelle dei generosi vitigni autoctoni. Con cura maniacale e ossessiva passione curava le proprie viti, addirittura rompendo a suon di martello ogni singolo sasso del terreno e dormendo in un piccolo rifugio in cima alla vigna sotto le crode dello Spiesa per cacciare eventuali ladri.

La seconda importante personalità, Pietro De Bacco, soprannominato Piero Saca, nonno degli attuali proprietari dell’azienda Marco e Valentina De Bacco, diede un forte contributo al rinnovamento tecnologico delle vinificazioni. Assieme ai figli Domenico e Luigino capì infatti le straordinarie potenzialità di questi vitigni locali, spingendo verso forme di trasformazione moderne tralasciando quelle obsolete senza abbandonare però l’intensa e lunghissima tradizione. Con loro infatti hanno inizio le prime prove di rifermentazione in bottiglia della Bianchetta e le sapienti vinificazioni in rosso di Pavana e Gata. La svolta arriva però negli anni 2000 quando alla guida dell’azienda subentrano i fratelli Marco e Valentina, figli di Domenico. Forti dell’esperienza tramandata dai propri avi decidono di trasformare quello che fino a prima era poco più di una grande passione in una occupazione a tempo pieno.

Rispettosi dei grandi sforzi compiuti in passato su questi difficili terreni rocciosi di montagna ripropongono in veste nuova gli antichi vini del Feltrino ponendosi l’obbiettivo di riportarli alle glorie passate, realizzando nuovi impianti ed aprendosi anche alla coltivazione di vitigni internazionali.